One belt one road: la nuova Via della Seta per la cooperazione internazionale

ONE BELT ONE ROAD: La Cina rilancia la "Via della Seta"

 

Basta il nome per evocare emozioni straordinarie e far viaggiare l’immaginazione su sconfinati scenari naturali. La “Via della Seta” condensa, in un’unica espressione, secoli di storia e di avvenimenti che hanno segnato il destino di popoli e culture.

 

La “Via della Seta” fu iniziata nel 114 a.C. nel periodo della dinastia Han (206 a.C. – 220 d.C.), e sopravvisse fino almeno al XV secolo, con l’apertura delle vie marittime. Raggiunse un’estensione di oltre 8000 chilometri e, oltre a essere una via commerciale, era un potente mezzo di scambi di informazioni, persone, idee.

 

Ancora oggi lungo tutto il percorso si possono trovare tracce dei popoli, delle idee e delle merci che l’hanno attraversata e modellata, tutte testimonianze del fatto che la “Via della Seta” ha rappresentato un dialogo tra le civiltà della Cina e dei paesi del Vicino Oriente e del Mediterraneo. Lungo questo percorso nei secoli hanno transitato carovane di cammelli carichi di seta, prezioso materiale di cui la Cina ha conservato e conserva ancora oggi il “segreto” della sua lavorazione. Grazie a questa “Via della Seta” la Cina riusciva a garantirsi il monopolio del tanto ricercato tessuto, che trovava acquirenti fin nell’Impero Romano, a Occidente.

 

Ed è con questo spirito, “dei vecchi tempi”, che oggi la Cina propone sul mercato globale ed internazionale un innovativo progetto denominato “One belt one road” (OBOR), ovvero la nascita e la costituzione di una “Nuova Via della Seta”. Si tratta di un'iniziativa strategica volta al miglioramento dei collegamenti e della cooperazione internazionale, sia via terra che via mare, tra i Paesi dell'Eurasia. Un’iniziativa che rappresenta soprattutto un progetto economico volto ad integrare l’Asia e l’Europa per mezzo della costruzione di sei corridoi di trasporto via terra e via mare, attraverso i quali circoleranno merci, tecnologie e cultura.

 

Il progetto, lanciato dal presidente Xi Jinping con l’obiettivo di migliorare la cooperazione a livello internazionale e la governance globale, esprime la visione che la Cina ha del mondo, riconducibile ad un concetto unificato di “ordine mondiale” (Tianxia -“all under heaven”). Il mondo basato sul modello della famiglia, che rappresenta una casa per tutti i popoli.

 

Partendo dallo sviluppo delle infrastrutture di trasporto e logistica, la strategia mira a promuovere il ruolo della Cina nelle relazioni globali, favorendo i flussi di investimenti internazionali e gli sbocchi commerciali per le produzioni cinesi. Un piano di infrastrutturazione via mare e terra che coinvolgerà oltre 65 Paesi (che si sono resi disponibili ad allineare i propri piani di sviluppo a quello cinese), tre quarti delle riserve energetiche e un terzo del prodotto interno lordo globale. Per realizzare questi progetti, sono stati creati due bracci finanziari: il Silk Road Fund e la Banca Asiatica di Sviluppo Infrastrutturale.

 

ONE BELT ONE ROAD: I sei nuovi corridoi economici e marittimi 

 

L’obiettivo della Cina è certamente ambizioso: collegare la Cina all’Asia Meridionale e Centrale, alla Russia, all’Africa e all’Europa, aprendo nuovi canali via terra e via mare, e migliorare la connettività costruendo infrastrutture, ferrovie, porti. Per farlo la Cina propone di realizzare via terra quattro dei sei corridoi: il nuovo ponte Eurasiatico, progetto di ampliamento dei collegamenti ferroviari tra l’Asia orientale e l’Europa; tre cinture di collegamento: Cina, Mongolia e Russia; Cina, Asia Centrale e Asia Occidentale; Cina e la Penisola Indocinese.

 

Nei suoi progetti, per gli investimenti via terra, Pechino punta a collegare la Cina con il Golfo Persico e il Mediterraneo, tramite l’Asia centrale e occidentale, oltre a connettere il Paese con il Sud Est Asiatico e l’Oceano Indiano. Le rotte terrestri di riferimento sarebbero tre:

- Una delle vie terrestri parte da Xi’an, città situata nel centro del Paese, e si snoda attraverso il centro dell’Asia, ossia attraverso Kazakistan, Russia (Mosca) e dirigendosi infine nel Mar Baltico;

- Da Xi’an inizia un secondo percorso terrestre che attraversa il Medio Oriente, nello specifico Islamabad (Pakistan), Teheran (Iran), Istanbul (Turchia);

- Infine una terza via parte da Kunming a attraversa il sudest asiatico, attraverso paesi quali Thailandia e Myanmar, finendo la sua corsa a Delhi in India.

 

Le principali rotte marittime sono due: una inizia dal porto di Fuzhou e attraversa l’oceano Indiano toccando Malesia, Sri Lanka e il mar Rosso, collegando l’Europa a Rotterdam; la seconda parte sempre da Fuzhou e arriva alle isole Pacifiche attraverso il Mar di Cina.

 

ONE BELT ONE ROAD: L’Italia e i porti italiani 

 

La vera sfida per l’Italia, in questo progetto, si gioca sui mari. L’Italia, cuore dell'Europa e “ponte” tra Europa e Oriente, rappresenta, infatti, uno dei terminali strategici della proiezione cinese nel Mediterraneo, in termini politici, commerciali e di sicurezza. Con il raddoppio del Canale di Suez nel 2015, il Mediterraneo ha infatti assunto una nuova centralità per il commercio e la cooperazione internazionale. Con i suoi porti (i porti dell’Adriatico – Ravenna, Venezia e Trieste – Gioia Tauro) è tra i mari che consentono uno sviluppo economico strategico più competitivo rispetto agli altri mari.

 

All'aumento degli investimenti cinesi in Italia, corrisponde oggi la necessità di una revisione della strategia di difesa degli interessi della Cina di “generare economia” ed il sistema portuale e ferroviario italiano rappresenta il punto di partenza per questa sfida economica globale.

 

ONE BELT ONE ROAD: Nuove opportunità per i Paesi dell'Eurasia

 

Con la nuova Via della Seta, la Cina si prefigge cinque obiettivi fondamentali: il coordinamento politico, l’incremento della connettività e dei flussi commerciali fra i Paesi, l’integrazione finanziaria e culturale tra i diversi Paesi. In sintesi, gli obiettivi dell’iniziativa “One belt one road” possono essere evidenziati nei seguenti punti:

- Connettere i Paesi, facilitando la comunicazione fra i governi;

- Connettere le infrastrutture, per facilitare il trasporto di merci e il passaggio di persone fra i diversi Paesi;

- Connettere le economie, al fine di aumentare i volumi commerciali;

- Connettere i capitali, al fine di incentivarne i flussi;

- Connettere le persone, facilitare gli scambi tra diverse culture e sistemi educativi, incentivare la condivisione delle tecnologie e degli usi.

 

Non vi è dubbio quindi che il progetto One Belt One Road ha la potenzialità di stimolare ulteriormente l’economia cinese, accompagnandola verso la crescita prospettata dal governo di Pechino.

 

Fonte dell'articolo: Arnone & Sicomo International Law Firm One belt one road: la nuova Via della Seta per la cooperazione internazionale

 

Scrivi commento

Commenti: 0